La programmazione regionale 2026-2028 conferma la centralità di welfare di comunità, partecipazione territoriale e innovazione sociale: temi già sviluppati nella ricerca promossa dal Centro Studi e Ricerca UNIFOND sui Distretti dell’Economia Sociale.

La recente approvazione del Piano regionale degli interventi sperimentali di inclusione sociale nelle periferie laziali 2026-2028 rappresenta un passaggio di particolare rilievo per il mondo cooperativo e per l’economia sociale. La Regione Lazio ha annunciato una dotazione iniziale di circa 8 milioni di euro per avviare una sperimentazione in dieci contesti territoriali, con l’obiettivo di superare la frammentazione degli interventi e costruire programmi integrati capaci di collegare welfare di comunità, rigenerazione territoriale, accesso ai servizi, partecipazione delle comunità e innovazione sociale.
Per UN.I.COOP. si tratta di una notizia importante, perché conferma la direzione di lavoro che la nostra organizzazione ha contribuito a delineare con la ricerca dedicata ai Distretti dell’Economia Sociale, pubblicata e diffusa dal Centro Studi e Ricerca UNIFOND. Non una riflessione teorica separata dai bisogni reali, ma un contributo di visione e di metodo, orientato a rendere i territori protagonisti di un nuovo modello di sviluppo inclusivo, cooperativo e sostenibile.
Il Piano Periferie e la centralità delle comunità locali
La programmazione regionale individua dieci aree di intervento: Corviale, Tor Bella Monaca, Laurentino 38, Lido di Ostia, Fiumicino, Guidonia, Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo. Territori diversi tra loro, ma accomunati dall’esigenza di rafforzare servizi, relazioni comunitarie, presìdi sociali e capacità di risposta ai bisogni emergenti.
Il metodo annunciato dalla Regione Lazio appare particolarmente significativo: ascolto delle comunità, condivisione progressiva con gli attori locali e costruzione di programmi territoriali insieme a Comuni, Municipi, Distretti sociosanitari, ASP, Università, Terzo Settore e parti sociali. In questa impostazione, le Case del Welfare di Comunità possono diventare presìdi di prossimità e luoghi nei quali rendere concreta l’integrazione tra politiche sociali, lavoro, inclusione e partecipazione civica.
La convergenza con la ricerca UN.I.COOP. sui DES
È proprio su questo terreno che emerge il motivo di orgoglio associativo. La ricerca sui Distretti dell’Economia Sociale ha indicato con chiarezza la necessità di superare interventi isolati e costruire ecosistemi territoriali fondati su governance partecipata, mappatura dei bisogni, reti cooperative, innovazione sociale, valutazione dell’impatto e collaborazione stabile tra pubblico, privato sociale, università e cittadini.
I DES, nella visione elaborata dal Centro Studi e Ricerca UNIFOND, non sono nuove sovrastrutture burocratiche. Sono piattaforme territoriali di collaborazione, capaci di valorizzare capitale sociale, competenze professionali, risorse locali e vocazioni comunitarie. Rappresentano un modello operativo per trasformare le periferie e i territori fragili da luoghi percepiti come marginali a spazi di innovazione sociale, lavoro di qualità e rigenerazione civile.
La programmazione regionale richiama quindi un’impostazione pienamente coerente con il lavoro di analisi e proposta sviluppato da UN.I.COOP.: partire dai territori, ascoltare le comunità, attivare reti stabili e misurare il valore pubblico generato. È un cambio di prospettiva che guarda alle periferie non solo come aree di bisogno, ma come luoghi nei quali sono già presenti energie, competenze e relazioni da organizzare e sostenere.
Dal convegno del 1° dicembre 2025 alla programmazione regionale
La ricerca sui DES è stata presentata e diffusa in occasione del convegno UN.I.COOP. Lazio del 1° dicembre 2025, ospitato presso il CNEL, nella Sala Plenaria Marco Biagi, e dedicato al tema “Il lavoro nella cooperazione sociale e nell’assistenza alla persona”. L’iniziativa ha rappresentato un momento rilevante di confronto istituzionale e associativo sul futuro della cooperazione sociale, dei servizi alla persona e delle politiche territoriali.
Tra i saluti istituzionali figurava anche l’Assessore all’Inclusione sociale e servizi alla persona della Regione Lazio, Massimiliano Maselli, insieme a rappresentanti del Governo, del Parlamento, del CNEL, della vigilanza cooperativa, delle parti sociali e del sistema UN.I.COOP. Quel confronto ha contribuito a mettere al centro un tema essenziale: la cooperazione sociale non è solo soggetto gestore di servizi, ma infrastruttura di prossimità e partner strategico delle politiche pubbliche.
Il ruolo delle cooperative nella nuova stagione territoriale
La sfida che si apre con il Piano Periferie è ora quella dell’attuazione. Gli 8 milioni di euro stanziati rappresentano una prima dotazione importante, ma il valore più rilevante della misura risiede nel metodo: costruire interventi integrati, riconoscere il ruolo degli attori territoriali, promuovere alleanze stabili e rendere le comunità protagoniste del cambiamento.
In questo quadro, le cooperative sociali e gli enti dell’economia sociale possono svolgere una funzione decisiva. Sono organizzazioni radicate nei contesti locali, conoscono i bisogni delle persone, presidiano servizi educativi, socioassistenziali e sanitari di prossimità, generano occupazione e costruiscono relazioni di fiducia. Per questo devono essere coinvolte non soltanto nella fase esecutiva, ma anche nei processi di co-programmazione, co-progettazione e valutazione degli impatti.
UN.I.COOP. continuerà a offrire il proprio contributo tecnico, associativo e progettuale affinché le cooperative possano essere protagoniste di questa nuova stagione. Il Piano Periferie della Regione Lazio conferma che le politiche sociali del futuro non possono essere costruite con interventi frammentati, ma richiedono alleanze territoriali, competenze qualificate, capacità di lettura dei bisogni e una visione cooperativa dello sviluppo.
La valorizzazione delle periferie passa anche dalla capacità di riconoscere il ruolo della cooperazione come modello d’impresa fondato su mutualità, inclusione e responsabilità verso la comunità. È il percorso che UN.I.COOP. ha indicato con la ricerca sui DES ed è il terreno sul quale il movimento cooperativo può offrire, ancora una volta, un contributo decisivo alla qualità dello sviluppo territoriale del Lazio e del Paese.



